

203. Messaggio agli uomini delle BR.

Da: Paolo sesto, in  Corriere della Sera, 23 aprile 1978.

Il 22 aprile 1978 Paolo sesto rivolse un accorato appello alle
brigate rosse perch liberassero Aldo Moro, rapito trentasei
giorni prima e condannato a morte dal gruppo terrorista con una
sentenza comunicata il 15 aprile. L'intervento papale non ebbe
alcun effetto e suscit anche polemiche da parte di chi, come i
familiari di Moro, ritenevano che il pontefice avrebbe voluto e
potuto fare di pi che chiedere il rilascio del presidente
democristiano semplicemente, senza condizioni, ma fosse
condizionato da forti pressioni in senso contrario. La cosiddetta
linea della fermezza, d'altra parte, era sostenuta da quasi
tutti i partiti dell'arco costituzionale, convinti che un
patteggiamento con le brigate rosse, anche se finalizzato a
salvare la vita di un uomo, avrebbe significato un loro
riconoscimento politico e quindi una resa dello stato di fronte al
terrorismo.


Io scrivo a voi, uomini delle brigate rosse: restituite alla
libert, alla famiglia, alla vita civile l'on. Aldo Moro.
Io non vi conosco, e non ho modo d'avere alcun contatto con voi.
Per questo vi scrivo pubblicamente, profittando del margine di
tempo che rimane alla scadenza della minaccia di morte, che voi
avete annunciata contro di lui, uomo buono ed onesto, che nessuno
pu incolpare di qualsiasi reato, o accusare di scarso senso
sociale e di mancato servizio alla giustizia e alla pacifica
convivenza civile.
Io non ho alcun mandato nei suoi confronti, n sono legato da
alcun interesse privato verso di lui. Ma lo amo come membro della
grande famiglia umana, come amico di studi e, a titolo del tutto
particolare, come fratello di fede e come figlio della Chiesa di
Cristo. Ed  in questo nome supremo di Cristo che io mi rivolgo a
voi, che certamente non lo ignorate, a voi, ignoti e implacabili
avversari di questo uomo degno e innocente; e vi prego in
ginocchio, liberate l'on. Aldo Moro, semplicemente, senza
condizioni, non tanto per motivo della mia umile e affettuosa
intercessione, ma in virt della sua dignit di comune fratello in
umanit, e per causa, che io voglio sperare avere forza nella
vostra coscienza, d'un vero progresso sociale, che non deve essere
macchiato di sangue innocente, n tormentato da superfluo dolore.
Gi troppe vittime dobbiamo piangere e deprecare per la morte di
persone impegnate nel compimento d'un proprio dovere. Tutti noi
dobbiamo avere timore dell'odio che degenera in vendetta, o si
piega a sentimenti di avvilita disperazione. E tutti dobbiamo
temere Iddio, vindice dei morti senza causa e senza colpa.
Uomini delle brigate rosse lasciate a me, interprete di tanti
vostri concittadini, la speranza che ancora nei vostri animi
alberghi un vittorioso sentimento di umanit. Io ne aspetto
pregando, e pur sempre amandovi, la prova.

        PP. Paulus sesto
